L’approccio del viaggiatore: il tuo è molto “backpacker”. Come nel 2018, quando hai percorso la Via della Seta, dalla Cina a Roma, zaino in spalla. Quali paesi hai attraversato e che bagaglio di esperienze ti porti dietro?
Ho attraversato tutta la Cina da Shangai, l’Asia Centrale (Kirghizistan e Uzbekistan), il Mar Caspio, passando poi per la Turchia, senza prenderei aerei. Ci ho messo poco più di due mesi. È stato il mio primo vero “grande viaggio”. Quello era un periodo in cui cercavo di fare esperienze per mettermi alla prova. Quando parti senza un biglietto di ritorno cambia la percezione del tempo, che è più dilatato. Questo ti consente di viverti anche la quotidianità. Avendo attraversato tutta l’Asia, il percorso mi ha portato ad approcciarmi a diverse culture e stili di vita. Ho trovato accoglienza ovunque e non mi sono mai sentito in pericolo. Puoi varcare centinaia di confini, ma l’essere umano è sempre essere umano, ovunque vada. Spero che nel 2025 questi siano ormai concetti assodati!
Un’esperienza replicata nel 2022. Dall’Alaska all’Argentina, sulla panamericana, da solo, senza aerei. il più lungo road-trip del mondo. 28.000 km, attraversando 20 stati e almeno dieci ecosistemi diversi. Per scoprire quanto è grande il mondo bisogna rallentare?
Anche quello fu un viaggio personale, avevo bisogno di mettermi alla prova e di affrontare situazioni sfidanti. Questo è stato il motivo principale. La Panamericana è stato lo sfondo del mio viaggio, che non aveva finalità turistiche. Avevo passato un periodo difficile, come tutti, durante il Covid, e il fatto di rimettermi alla prova on the road, da solo, per tanto tempo, mi entusiasmava. Un “allenamento” per tornare a sentirmi a mio agio su tanti aspetti.
Da un punto di vista pragmatico, come si organizza un’avventura del genere?
Un viaggio del genere non puoi organizzarlo, a parte il volo di andata per arrivare in Alaska. Può succedere qualsiasi cosa. Avevo in testa un’idea della strada da fare, ma durante il viaggio ho cambiato percorso in più occasioni. Da un punto di vista organizzativo, quindi, c’è solo da mettere nello zaino tanto spirito di adattamento e partire.
Nella parte conclusiva del viaggio sei giunto a Ushuaia, capoluogo della Terra del Fuego, alla fine del mondo, e poi da lì ti sei imbarcato per Georgia del Sud e in Antartide. Luoghi remoti, esclusivi, quasi inaccessibili. Che paesaggi hai trovato?
Ho trovato forse la natura più bella e incontaminata che abbia mai visto da viaggiatore. È stato come girare un documentario. Parliamo di ecosistemi fragilissimi. Per chi ama la natura, arrivare in quei luoghi è un’emozione unica, quasi sacra. In particolare, per me, la Georgia del Sud rimane uno dei posti più belli mai visti, con quelle incredibili colonie di pinguini che abitano l’isola. Veri paradisi terrestri, che spero rimangano intatti il più a lungo possibile.