Molti associano l’innovazione a software, algoritmi o intelligenza artificiale. Nel vostro caso, invece, l’innovazione passa attraverso l’ascolto, la narrazione e l’immaginazione. Cosa ci insegna questo sul significato più profondo dell’innovare?
Forse che innovare non significa sempre aggiungere qualcosa. A volte significa togliere.
Nel nostro caso abbiamo scelto di togliere lo schermo e di semplificare al massimo l’esperienza d’uso. Per noi era fondamentale che i bambini potessero utilizzare il prodotto in autonomia, senza la mediazione costante di un adulto.
Questa semplicità è stata una delle sfide più difficili. Rendere una tecnologia invisibile richiede spesso più lavoro che aggiungere funzionalità.
L’innovazione, quindi, non è necessariamente sinonimo di complessità. Può essere anche la capacità di rendere un’esperienza più naturale, più intuitiva e più vicina ai bisogni reali delle persone.
FABA è stata inserita tra le startup consumer europee a più rapida crescita. Guardando indietro, quali sono stati gli errori, le intuizioni o le decisioni che hanno fatto davvero la differenza nel vostro percorso di crescita?
Gli errori sono stati moltissimi, e credo sia inevitabile per un’azienda che cresce velocemente.
Uno degli episodi più significativi riguarda FABA+, la nuova generazione del nostro dispositivo. Avevamo pianificato il lancio nel 2023, ma a pochi mesi dalla produzione ci siamo resi conto che il prodotto non era ancora all’altezza degli standard che volevamo garantire.
Abbiamo scelto di fermarci.
Per un’azienda come la nostra è stata una decisione dolorosa: perdere una stagione natalizia significa rinunciare a una parte importante del fatturato e dell’acquisizione di nuovi clienti.
Eppure, è stata la scelta giusta. Ci siamo presi il tempo necessario per completare il lavoro e oggi il prodotto sta dando ottimi risultati.
L’errore più grande sarebbe stato ignorare il problema.