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REIMPARARE AD ASCOLTARE

MATTEO FABBRINI

CEO di FABA

Nell‘epoca dell’intelligenza artificiale e dell‘iperconnessione, FABA ha scelto una strada controcorrente: rimettere al centro l’ascolto, l‘immaginazione e il tempo lento delle storie. Una conversazione con Matteo Fabbrini sul futuro dell’educazione, dell’innovazione e delle competenze umane.

Matteo Fabbrini è CEO e co-founder di FABA, realtà italiana che sviluppa prodotti audio educativi dedicati all’infanzia. Imprenditore seriale con una lunga esperienza nel mondo del licensing e dei prodotti consumer, nel 2019 ha dato vita a FABA con l’obiettivo di offrire a bambini e bambine un’alternativa agli schermi attraverso storie, musica e contenuti audio pensati per stimolare linguaggio, immaginazione e autonomia. 

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Molti associano l’innovazione a software, algoritmi o intelligenza artificiale. Nel vostro caso, invece, l’innovazione passa attraverso l’ascolto, la narrazione e l’immaginazione. Cosa ci insegna questo sul significato più profondo dell’innovare? 

Forse che innovare non significa sempre aggiungere qualcosa. A volte significa togliere. 

Nel nostro caso abbiamo scelto di togliere lo schermo e di semplificare al massimo l’esperienza d’uso. Per noi era fondamentale che i bambini potessero utilizzare il prodotto in autonomia, senza la mediazione costante di un adulto. 

Questa semplicità è stata una delle sfide più difficili. Rendere una tecnologia invisibile richiede spesso più lavoro che aggiungere funzionalità. 

L’innovazione, quindi, non è necessariamente sinonimo di complessità. Può essere anche la capacità di rendere un’esperienza più naturale, più intuitiva e più vicina ai bisogni reali delle persone. 

FABA è stata inserita tra le startup consumer europee a più rapida crescita. Guardando indietro, quali sono stati gli errori, le intuizioni o le decisioni che hanno fatto davvero la differenza nel vostro percorso di crescita? 

Gli errori sono stati moltissimi, e credo sia inevitabile per un’azienda che cresce velocemente. 

Uno degli episodi più significativi riguarda FABA+, la nuova generazione del nostro dispositivo. Avevamo pianificato il lancio nel 2023, ma a pochi mesi dalla produzione ci siamo resi conto che il prodotto non era ancora all’altezza degli standard che volevamo garantire. 

Abbiamo scelto di fermarci. 

Per un’azienda come la nostra è stata una decisione dolorosa: perdere una stagione natalizia significa rinunciare a una parte importante del fatturato e dell’acquisizione di nuovi clienti. 

Eppure, è stata la scelta giusta. Ci siamo presi il tempo necessario per completare il lavoro e oggi il prodotto sta dando ottimi risultati. 

L’errore più grande sarebbe stato ignorare il problema. 

L’attenzione è una delle risorse più preziose e più fragili del nostro tempo. Aiutare i bambini a coltivarla significa offrire loro uno strumento fondamentale per comprendere il mondo.

Hai raccontato recentemente la tua full immersion in Cina, parlando di ecosistemi tecnologici più che di singoli prodotti. Cosa dovremmo imparare da quel modello? 

La differenza che ho percepito non riguarda soltanto la tecnologia. Riguarda soprattutto la velocità e la libertà di sperimentazione. 

La Cina oggi è diventata la fabbrica del mondo e, in molti settori, rappresenta il punto di riferimento per l’innovazione hardware. Ho iniziato a viaggiare lì quasi trent’anni fa e ho visto città trasformarsi da aree agricole a ecosistemi futuristici. 

Quello che possiamo imparare è la capacità di lasciare spazio alle idee, agli investimenti e alla sperimentazione. 

In Europa spesso affrontiamo l’innovazione con il freno a mano tirato. La regolamentazione è importante, ma se diventa l’unica prospettiva rischia di limitare la crescita. 

Nei tuoi racconti dalla Cina emerge un’AI ormai diffusa in qualsiasi prodotto o servizio. Come immagini il rapporto tra AI e mondo dell’educazione nei prossimi anni? 

L’intelligenza artificiale avrà sicuramente un ruolo importante nell’educazione, ma credo che serva prudenza. 

In Asia esistono già moltissimi prodotti per bambini basati su AI. Alcuni sono interessanti, altri dimostrano che la tecnologia è ancora in una fase di maturazione. 

Quando si parla di infanzia servono standard molto elevati. Non basta che uno strumento sia innovativo: deve essere affidabile, sicuro e realmente utile. 

Noi stiamo lavorando da tempo su questi temi, ma riteniamo che ci vorranno ancora alcuni anni prima di vedere prodotti davvero maturi e progettati specificamente per il mondo educativo. 

Guardando ai bambini che oggi crescono con strumenti come FABA, quali competenze o qualità umane ritieni saranno davvero indispensabili nel mondo che li aspetta? 

Le competenze tecniche stanno diventando sempre più accessibili. Molte delle conoscenze che fino a pochi anni fa rappresentavano un vantaggio competitivo oggi possono essere ottenute attraverso strumenti disponibili a tutti. 

Per questo credo che il vero valore risiederà sempre di più nelle competenze umane. 

Capacità di ascolto, immaginazione, linguaggio, autonomia, empatia e relazione saranno gli elementi che distingueranno le persone. 

La tecnologia può amplificare le nostre capacità, ma non può sostituire le fondamenta umane su cui costruiamo la nostra identità. 

 

In un mondo sempre più veloce e dominato dagli algoritmi, cosa possono insegnarci ancora le storie che nessuna tecnologia riesce a sostituire? 

Le storie non sono soltanto contenuti. Sono esperienze. 

Dentro una storia ci sono emozioni, memoria, immaginazione, identificazione nei personaggi e capacità di dare significato a ciò che ascoltiamo. 

Viviamo in un’epoca dominata dalla velocità: notifiche, video brevi, scrolling continuo. Le storie ci obbligano invece a rallentare, a seguire un filo narrativo, a dedicare tempo e attenzione. 

Ed è proprio questa la loro forza. 

L’attenzione è una delle risorse più preziose e più fragili del nostro tempo. Aiutare i bambini a coltivarla significa offrire loro uno strumento fondamentale per comprendere il mondo. 

Forse il valore più grande delle storie è proprio questo: ricordarci che per crescere, imparare e immaginare il futuro serve ancora tempo. E che non tutto ciò che conta può essere accelerato. 

 

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