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ASCOLTARE LA BIODIVERSITÀ

VIRGINIA CASTELLUCCI

Head of Sustainability & Advocacy di 3Bee | XNatura

Dagli impollinatori ai sensori, dalla divulgazione scientifica all’intelligenza artificiale. Con XNatura, 3Bee ha scelto di portare la biodiversità al centro dell’innovazione ambientale, trasformando gli ecosistemi in sistemi intelligenti da monitorare, proteggere, rigenerare.

Virginia Castellucci è Head of Sustainability & Advocacy di 3Bee | XNatura. Laureata in Innovation Management, ha unito la sua passione per l’ambiente e le competenze nella comunicazione per sviluppare progetti di sostenibilità e sensibilizzazione, con un approccio che mette al centro natura, persone e tecnologia.

Come si guida un’impresa che lavora con dati, natura e persone? Che tipo di equilibrio serve?
Guidare un’impresa che opera con dati, natura e persone richiede un equilibrio tra l’innovazione tecnologica, il rispetto per l’ambiente e l’attenzione costante alle persone. Da un lato, i dati sono fondamentali per monitorare e analizzare l’ambiente, ma non devono mai diventare l’unico metro di misura. È essenziale che la tecnologia supporti la natura senza sopraffarla, e che i dati vengano utilizzati per tradurre concetti complessi in azioni concrete e comprensibili. Dall’altro lato, le persone – siano esse dipendenti, partner o comunità – devono essere al centro del nostro lavoro. Questo significa coinvolgere le persone, sensibilizzarle, educarle e farle partecipare attivamente alla causa. L’equilibrio sta quindi nell’integrazione tra l’aspetto tecnico e scientifico, che offre la solidità e la misurabilità necessarie, e l’aspetto umano, che è quello che ci permette di creare cambiamento e impatto duraturo. È fondamentale che l’impresa rimanga flessibile, capace di adattarsi ai cambiamenti del contesto e di evolversi, mantenendo sempre una visione che tenga insieme sostenibilità, innovazione e inclusività.

Dati che diventano storie. Qual è la cosa più sorprendente che ti hanno “raccontato” gli impollinatori e in senso più ampio la biodiversità?
Una delle cose più sorprendenti che gli impollinatori mi hanno “raccontato” è la loro vulnerabilità e il fatto che non hanno la capacità di adattarsi come fanno gli esseri umani. Se l’ecosistema in cui vivono sta soffrendo, fino all’ultimo provano a tamponare ma se le condizioni sono estreme, non si adattano e soccombono. Questo è un segnale forte che ci dice che qualcosa non va. Le api, ad esempio, ci dicono in modo chiaro e diretto che l’ecosistema che le circonda sta cambiando, spesso in peggio, e che non sono in grado di sopravvivere in un ambiente che non è più sano. Questo messaggio, purtroppo, non è mai un buon segno, ma ci offre l’opportunità di agire prima che sia troppo tardi.

Foto team 3Bee _ XNatura

Foto team 3Bee | XNatura

Tra i pilastri della vostra mission c’è anche l’educazione sulla biodiversità. Avete persino formato un Team Divulgazione. Quanto è importante questo aspetto per voi?
La divulgazione è fondamentale, è da lì che parte tutto. Se non riusciamo a convincere le persone che la biodiversità è un problema concreto, che ci riguarda tutti e che le sue perdite hanno effetti diretti sulla nostra vita, non riusciremo a raggiungere il nostro obiettivo finale di proteggere e rigenerare l’ambiente. È essenziale sensibilizzare su questo tema, ed è per questo che ci impegniamo in molteplici fronti. Non ci limitiamo solo a lavorare con le aziende, ma coinvolgiamo anche i bambini nelle scuole, per educare le nuove generazioni, e siamo presenti nel mondo digitale con il nostro Podcast Biodiverso e la nostra Academy, per raggiungere un pubblico ancora più ampio. In definitiva, l’educazione è il motore che alimenta tutto il resto delle nostre azioni, ed è il punto di partenza per generare quel cambiamento che speriamo di vedere nel mondo.

Fare innovazione in modo sostenibile significa anche creare nuove opportunità e figure professionali. 3Bee ad esempio ha portato in auge la figura del coltivatore di biodiversità. Quanto è cruciale questo ruolo oggi?
Il ruolo del coltivatore di biodiversità è oggi più cruciale che mai. Viviamo in un momento storico in cui la perdita di biodiversità è una delle sfide più gravi che affrontiamo, e il concetto di “coltivare” non riguarda solo il cibo, ma anche la natura e gli ecosistemi che ci sostengono. Innovare in modo sostenibile significa, infatti, riconoscere che la biodiversità è un patrimonio prezioso che deve essere protetto e rigenerato, e questo compito non può essere affidato solo agli ecologi o agli esperti. Abbiamo bisogno di figure professionali capaci di lavorare direttamente con la natura, di gestire e rigenerare spazi verdi, di promuovere pratiche agricole che vanno oltre la semplice produzione alimentare e che includono la tutela della biodiversità.

Il sogno che continuo a coltivare è quello di arrivare al punto in cui non saremo più necessari e il cambiamento sarà talmente profondo da non dover più lottare per far capire l’importanza della biodiversità

Cosa immagini nel futuro del settore nature-tech? Quali trend intravedi dal tuo osservatorio?
Nel futuro del settore nature-tech, credo che la chiave sia la raccolta e l’analisi dei dati. La biodiversità e la natura sono concetti vasti e complessi, che spesso risultano difficili da comprendere e gestire. Per fare azioni concrete, è fondamentale avere dati precisi e affidabili. Quello che ci serve è una tecnologia che non solo raccolga questi dati, ma che li presenti in modo chiaro e comprensibile a chi deve prendere decisioni. Questo è, a mio parere, la grande sfida del nature-tech: riuscire a trasformare i dati in strumenti utili per supportare decisioni strategiche. Le soluzioni tecnologiche che arriveranno dovranno essere sempre più capaci di semplificare, visualizzare e interpretare la realtà della biodiversità, rendendo i concetti complessi più accessibili a chi ha il compito di proteggere e rigenerare l’ambiente. La tecnologia non è solo un mezzo per raccogliere dati, ma deve diventare un ponte tra la scienza e le azioni concrete a livello sociale e politico. Proprio per questo nasce la piattaforma di monitoraggio ambientale di XNatura: grazie all’utilizzo di tecnologie di intelligenza artificiale, sensori IoT, tecnologie satellitari e cloud computing, XNatura mira a digitalizzare la gestione di impatti e rischi su natura, biodiversità e clima.

Se dovessi raccontare a un bambino cos’è per te l’innovazione, cosa gli diresti?
L’innovazione, per me, non è solo tecnologia. Quando ho studiato Innovation Management all’università, ho imparato che l’innovazione non ha a che fare solo con le macchine o i computer. A volte, innovare significa anche guardare al passato, alla natura, e trovare soluzioni nuove per proteggerla. Per esempio, pensa agli insetti impollinatori: sono fondamentali per la natura, perché aiutano ad impollinare i fiori e a far crescere i frutti. Invece di pensare a robot che fanno il lavoro di questi insetti, possiamo innovare creando giardini fioriti che le accolgano e diano loro cibo. Questo è un esempio di nature-based solution, ovvero soluzioni che utilizzano la natura stessa per risolvere i nostri problemi, come la perdita di biodiversità. L’innovazione non significa solo costruire cose nuove, ma anche trovare soluzioni che ci aiutino a vivere in armonia con l’ambiente, per fare in modo che gli impollinatori possano continuare a vivere e a darci i loro servizi. A volte, innovare significa prendere qualcosa di vecchio, come la natura, e darle un nuovo significato, rendendo il nostro mondo più sano e in equilibrio.

Qual è un sogno che ancora non hai realizzato, ma continui a coltivare?
Il sogno che continuo a coltivare, come ogni divulgatore o persona che dedica la propria vita a sensibilizzare gli altri, è quello di arrivare al punto in cui non saremo più necessari. Sarebbe il sogno di vedere un mondo in cui la consapevolezza è talmente radicata in ogni individuo, in ogni comunità, che non c’è più bisogno di sensibilizzare perché tutti sanno, capiscono e agiscono in modo consapevole per il nostro ambiente. Quel momento in cui il cambiamento è talmente profondo da non dover più lottare per far capire l’importanza della biodiversità, ma dove è già parte integrante della quotidianità di tutti.

Un libro, un mantra, un insegnamento che porti sempre con te e vorresti condividere con i sognatori di domani?
Il libro che porto sempre con me, anche se non fisicamente, è “Primavera silenziosa” di Rachel Carson. È il testo che ha dato vita all’ambientalismo moderno e ha aperto gli occhi del mondo sulla connessione tra le nostre azioni e la perdita di biodiversità. Carson parla in modo diretto e potente dei pericoli dei pesticidi, che in quel periodo venivano utilizzati senza considerare gli effetti devastanti sull’ambiente e sulle specie che lo abitano. È anche un libro che mi commuove particolarmente, perché scritto da una donna che, per anni, è stata messa da parte e screditata. Purtroppo, solo dopo la sua morte – e tra le cause della sua morte c’è proprio l’esposizione ai pesticidi di cui parlava – le sue parole sono state finalmente riconosciute e apprezzate. Questo libro è un invito per tutti noi a non arrenderci mai, a credere nella verità, e nelle cose empiriche, e a lottare per un futuro in cui la biodiversità e la salute del nostro pianeta e anche degli esseri umani siano al centro delle nostre azioni.

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