Lorenzo Feruglio, CEO e Founder di AIKO

QUANDO LO SPAZIO COMINCIA A PENSARE

LORENZO FERUGLIO

CEO e founder di AIKO

AIKO porta l’intelligenza artificiale direttamente in orbita, trasformando i satelliti in agenti capaci di comprendere, decidere e agire in autonomia. È l’inizio di una nuova era: quella in cui lo spazio non si limita a trasmettere dati, ma li interpreta in tempo reale.

Lorenzo Feruglio è fondatore e CEO di AIKO, società deep-tech specializzata nello sviluppo di tecnologie di intelligenza artificiale per l’automazione delle operazioni dei veicoli spaziali. Ha conseguito un dottorato di ricerca in Ingegneria Aerospaziale al Politecnico di Torino. Ha oltre 8 anni di esperienza come sviluppatore in software di volo per piccoli satelliti e applicazioni di intelligenza artificiale

In che modo l’elaborazione intelligente dei dati in orbita può migliorare la tempestività delle analisi climatiche e supportare la protezione ambientale? 

L’analisi dei dati direttamente in orbita permette di trasmettere a terra immagini già filtrate e “pronte all’uso”. Oggi il satellite, dopo aver fatto le foto, trasmette le foto grezze a terra e sta poi agli operatori selezionare, analizzare e “leggere” i dati da esse. Questo implica una serie di passaggi e di tempo di diversi giorni tra il momento della cattura e l’analisi del dato. 

L’AI automatizza il processo e lo porta direttamente in orbita: in poche ore gli operatori hanno l’informazione pronta e finita. 

Grazie ai dati raccolti dall’orbita terrestre è possibile monitorare fenomeni che incidono direttamente sulla vita quotidiana: rilevare incendi e alluvioni in tempo reale, seguire lo stato delle coltivazioni anche in condizioni di siccità per ottimizzare l’uso dell’acqua ed evitare sprechi, tracciare il traffico marittimo, individuare fuoriuscite di petrolio e altri inquinanti, controllare la qualità dell’aria e dell’acqua. 

Le tecnologie di Earth Observation supportano anche la pianificazione urbana, l’identificazione di abusi edilizi, il monitoraggio di spazi verdi e la mappatura di infrastrutture e risorse energetiche. Le soluzioni onboard migliorano la reattività in caso di emergenza, aumentano l’efficienza operativa e garantiscono continuità del servizio, rendendo l’osservazione della Terra uno strumento centrale per la protezione ambientale e la gestione intelligente delle risorse. 

 

Aiko sta lavorando anche su soluzioni legate all’emergenza dei detriti spaziali. Che ruolo può avere l’IA nella gestione di questa criticità? 

L’emergenza dei detriti spaziali è una delle sfide più critiche per l’ecosistema orbitale. Con oltre 40.000 oggetti tracciati e milioni di frammenti non monitorati, prevenzione e reattività sono essenziali. L’IA permette ai satelliti di comprendere il proprio ambiente, valutare i rischi di collisione e intervenire in tempo reale. 

Attraverso progetti come SafetySat, CASK e SARA, AIKO trasforma i satelliti da oggetti passivi a sistemi autonomi intelligenti. SafetySat protegge da attacchi informatici e anomalie operative; CASK gestisce autonomamente la prevenzione delle collisioni e il mantenimento dell’orbita; SARA consente ai CubeSat di evitare detriti senza intervento da Terra. 

Integrate con piattaforme di Space Situational Awareness e sistemi di supporto a terra, queste soluzioni aumentano autonomia, resilienza e sicurezza, riducendo la formazione di nuovi detriti e aprendo la strada a future missioni di ispezione e rimozione. L’obiettivo è costruire un ecosistema orbitale sostenibile e collaborativo, in cui ogni satellite contribuisce alla protezione dello spazio. 

 

Con ULS (Universal Locomotion System) portate l’IA anche sulla superficie lunare. Questo tipo di tecnologia sarà fondamentale per le future missioni di esplorazione e permanenza sulla Luna? 

Sì, perché le future missioni lunari richiederanno rover in grado di operare in ambienti sconosciuti e mutevoli senza dipendere dal controllo costante da Terra. Dotati di intelligenza artificiale, questi veicoli potranno analizzare in tempo reale le caratteristiche del terreno e scegliere autonomamente il percorso più sicuro ed efficiente. 

ULS è un sistema modulare per robot mobili, come rover e droni, che integra sospensioni attive per adattarsi al suolo e sensori per comprendere l’ambiente circostante. Il contributo di AIKO riguarda lo sviluppo di un payload AI di bordo per la segmentazione del terreno e la navigazione autonoma, oltre al supporto nell’integrazione e nei test dell’AI embedded nei prototipi, con particolare attenzione alle applicazioni di edge AI in contesti con risorse computazionali limitate. 

Queste capacità aumentano autonomia, sicurezza ed efficacia operativa, rendendo possibile una presenza più stabile e sostenibile sulla superficie lunare. 

I satelliti di domani saranno agenti autonomi capaci di adattarsi a un ambiente spaziale in continua evoluzione. La vera sfida sarà integrare l’IA in modo sicuro, trasparente e sostenibile.

Nei prossimi 10 anni, quale sarà secondo te il cambiamento più radicale portato dall’IA nella space economy? 

L’impatto dell’IA sull’industria spaziale rappresenta una delle sfide più ambiziose e delle opportunità più straordinarie del nostro tempo perché ha il potenziale di ridefinire i confini dell’esplorazione e dell’innovazione, aprendo la strada a un futuro dello spazio sempre più autonomo e connesso. Il cambiamento più radicale sarà trasformare l’IA nello strato operativo fondamentale delle missioni spaziali, abilitando decisioni locali rapide e resilienti e rendendo la space economy più efficiente, sicura e sostenibile. I satelliti di domani non saranno solo strumenti operativi, ma agenti autonomi capaci di adattarsi a un ambiente spaziale in continua evoluzione. La vera sfida sarà integrare l’IA in modo sicuro, trasparente e sostenibile. 

Quanto conta l’immaginazione in un lavoro così ingegneristico? 

Conta moltissimo, più di quanto si pensi. L’ingegneria spaziale è spesso percepita come il regno del calcolo, della precisione assoluta, delle equazioni. In realtà, ogni missione nasce prima di tutto da un atto immaginativo: bisogna progettare qualcosa che opererà in un ambiente estremo, lontano, dove non possiamo intervenire direttamente e dove ogni errore può essere irreversibile. 

Quando lavoriamo su sistemi di intelligenza artificiale per lo spazio, l’immaginazione diventa ancora più centrale. Significa anticipare scenari che non si sono ancora verificati, prevedere anomalie rare, immaginare come un sistema potrà reagire in autonomia a situazioni complesse. Progettare autonomia non è solo scrivere codice: è chiedersi “cosa succede se…?” centinaia di volte, anche per eventi improbabili. 

L’innovazione nasce proprio lì, nella capacità di immaginare architetture operative diverse: ad esempio spostare l’intelligenza a bordo, far collaborare più satelliti tra loro, permettere a un rover di scegliere il percorso migliore senza attendere istruzioni da Terra. 

L’ingegneria rende possibile ciò che l’immaginazione osa formulare. Senza immaginazione, l’IA sarebbe solo uno strumento di ottimizzazione. Con l’immaginazione, diventa uno strumento di trasformazione. 

L’ingegneria rende possibile ciò che l’immaginazione osa formulare. Senza immaginazione, l’IA sarebbe solo uno strumento di ottimizzazione. Con l’immaginazione, diventa uno strumento di trasformazione.

Qual è il traguardo che, se raggiunto, ti farebbe dire: “Abbiamo davvero cambiato lo standard delle missioni spaziali”? 

Il vero cambio di paradigma non è semplicemente “usare l’intelligenza artificiale”. È rendere l’autonomia lo standard operativo delle missioni spaziali, non l’eccezione. 

Oggi molte decisioni critiche dipendono ancora dal controllo a Terra, con inevitabili latenze e vincoli operativi. Il giorno in cui i sistemi spaziali saranno in grado di prendere decisioni complesse in modo sicuro, certificato e trasparente – non solo rilevare un’anomalia, ma diagnosticarla e gestirla in autonomia ad esempio – avremo davvero cambiato le regole del gioco. 

Un altro traguardo fondamentale sarà la collaborazione tra asset in orbita: satelliti capaci di coordinarsi, condividere informazioni in modo intelligente e ottimizzare collettivamente risorse e traiettorie. Non più oggetti isolati, ma un ecosistema orbitale intelligente. 

Infine, misurerei il cambiamento nella riduzione strutturale della latenza decisionale: dati che diventano azioni in minuti invece che in giorni, con impatto diretto su emergenze ambientali, gestione dei detriti o sicurezza delle infrastrutture spaziali. 

Quando l’autonomia sarà integrata “by design” nelle missioni, e l’essere umano avrà un ruolo sempre più strategico e di supervisione (non più puramente reattivo) allora potremo dire di aver davvero trasformato il modo di fare spazio. 

 

Cosa diresti oggi a un giovane che sogna di lavorare nello spazio? 

Gli direi che oggi lo spazio non è più un settore chiuso o riservato a pochi. È uno degli ambiti più interdisciplinari e dinamici che esistano. 

Non servono solo ingegneri aerospaziali: servono esperti di intelligenza artificiale, sviluppatori software, specialisti di cybersecurity, climatologi, esperti di policy, comunicatori scientifici. La space economy è un ecosistema complesso, e proprio per questo offre spazio a competenze molto diverse. 

Non è necessario essere “geni”. È molto più importante coltivare curiosità, capacità di apprendere continuamente e una certa familiarità con l’incertezza. Lo spazio è, per definizione, un contesto in cui non tutto è prevedibile. 

E aggiungerei una cosa: lavorare nello spazio oggi non significa fuggire dalla Terra, ma contribuire a comprenderla e proteggerla meglio. Dall’osservazione climatica alla gestione sostenibile delle risorse, fino alla sicurezza orbitale, le tecnologie spaziali hanno un impatto diretto sulla vita quotidiana. 

Chi sogna di lavorare nello spazio sta scegliendo di lavorare sul futuro. Non è un sogno distante: è una responsabilità concreta. 

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