Daniele Francesco, co-founder Serenis

OLTRE LO STIGMA: VERSO UNA CULTURA DEL BENESSERE MENTALE

DANIELE FRANCESCON

Co-founder di Serenis

Daniele Francescon racconta a Nowtilus Media il percorso personale e professionale che lo ha portato a innovare il mondo della salute mentale con Serenis. Una scelta frutto di intuizioni, coraggio imprenditoriale ma soprattutto una visione molto forte: rendere il benessere mentale accessibile a tutti, grazie al digitale.

Daniele Francescon è co-founder e general manager di Serenis, centro medico e tra le principali piattaforme italiane di psicoterapia online. In passato è stato co-founder e CMO di NeN, ha costruito Poste Energia e lavorato come consulente in BCG. 

In un’epoca in cui la salute mentale sta diventando un tema molto caldo nel dibattito pubblico, c’è chi ha saputo trasformare un’esperienza personale in una risposta collettiva. Daniele Francescon, co-fondatore di Serenis – piattaforma digitale per il benessere mentale –, arriva a questa intuizione dalla ricerca di un più grande “perché” dopo un percorso da innovatore in altri settori.

“Ero un manager che lanciava progetti nuovi dentro le aziende (NeN in a2a, Poste Energia in PostePay), ma non mi svegliavo alla mattina felice e avevo iniziato a vedere uno psicoterapeuta per ragionarci. Stavo cercando prima di capire cosa mi motivasse veramente…”.

È stata questa la scintilla che ti ha portato a lanciare Serenis?

La scintilla è stata personale in primis: i miei primi passi da “paziente” di un percorso di psicoterapia. Qui ho notato grandi spazi di miglioramento per l’esperienza digitale. Poi c’è stato l’incontro con Silvia Wang (nella metafora la chiamerei l’esca su cui deve cadere la scintilla) e la sua idea embrionale di Serenis. Il tutto poi rinforzato (come l’aria che poi fa partire il fuoco) da una condizione di contesto favorevole: un post pandemia e i suoi impatti sulle persone, un tema sempre più caldo e supportato anche dalle istituzioni (vedi bonus psicologo), un vento di cambiamento anche a livello delle aziende (vedi accordi sindacali che iniziavano a includere il supporto psicologico per i dipendenti).

Qual è stata la scelta più difficile da prendere come CEO in questo percorso?

Credo che il fundraising (raccolta di capitali) sia una delle decisioni più difficili da prendere. Raccogliere finanziamenti ti mette in un percorso di possibilità di crescita, ma aumenta le aspettative e il rischio. Soprattutto se l’azienda va bene sembra scontato far entrare nuovi capitali per accelerare la crescita, fare nuovi investimenti. Ma dal punto di vista personale significa alzare l’asticella, aumentare la pressione, rivedere la governance aziendale (con l’ingresso di nuovi soci per esempio) e quindi sono scelte tutt’altro che scontate.

Dieci anni fa anche solo parlare di salute mentale era quasi un tabù. Oggi è un tema molto sentito nel dibattito sui media, soprattutto online. Cosa è migliorato e quali sono le barriere che restano da abbattere?

Abbiamo fatto passi avanti significativi nella riduzione dello stigma, grazie a una maggiore apertura e condivisione di esperienze, che ha normalizzato la discussione. Questo ha portato a un riconoscimento della salute mentale come componente essenziale del benessere. Le barriere da abbattere però persistono: una resistenza culturale che confonde disagio e debolezza, la difficoltà di accesso a cure adeguate ed economiche e la disinformazione online.

Abbiamo fatto passi avanti significativi nella riduzione dello stigma sulla salute mentale, grazie a una maggiore condivisione di esperienze. Le barriere da abbattere però persistono: la difficoltà di accesso a cure adeguate e la disinformazione online.

Team Serenis

Foto team Serenis

Il mondo del lavoro sta cambiando, e con esso anche le nostre fragilità. Come si adatta Serenis a una generazione precaria, mobile, spesso freelance o “fractional”, che fa fatica ad accedere a percorsi stabili di supporto?

Serenis si adatta a questa realtà offrendo flessibilità e accessibilità. Le nostre sedute online eliminano barriere geografiche e di orario. Ci impegniamo a mantenere prezzi accessibili e offriamo percorsi personalizzabili, brevi o strutturati, senza vincoli. Vogliamo essere un punto fermo in un mondo in continuo movimento, offrendo supporto costante.

Il tema della salute mentale oggi va declinato anche nella prospettiva dell’impatto dei social sulle nostre vite. In che modo queste piattaforme stanno influenzando il nostro benessere, soprattutto guardando alle nuove generazioni?

Tralascio temi come l’iperconnessione e la radicalizzazione delle posizioni ideologiche, la solitudine etc., vorrei parlare di ricerca di risposte. I social, così come qualsiasi contenuto (news, serie tv, libri, internet etc.) sono spazi in cui i giovani e le giovani trovano risposte. Nel caso dell’educazione emotivo-affettiva, in cui le famiglie hanno pochi strumenti (e non credo sia scontato né dovuto che li abbiano), e il sistema educativo è ancora lontano da offrire un percorso strutturato su questi temi, esiste un vuoto di contenuti che quindi i ragazzi e ragazze vanno a cercare in altri luoghi, tra cui i social. Essere in quei “luoghi”, con i messaggi giusti, è un lavoro che cerchiamo di fare e una responsabilità che sentiamo, ma che credo sia giusto che questa stessa responsabilità sia avvertita da chiunque lavora con queste piattaforme.

Potersi curare è ancora un lusso. Come possiamo immaginare un futuro in cui la terapia sia davvero un diritto alla portata di chiunque ne senta la necessità?

Curarsi è ancora un lusso, ma il nostro obiettivo è renderlo un diritto. Questo richiede maggiori investimenti pubblici per potenziare i servizi sanitari e ridurre le liste d’attesa. È fondamentale anche la sensibilizzazione e l’educazione fin dalle scuole per de-stigmatizzare la terapia. Noi come Serenis innoviamo per rendere la terapia più accessibile economicamente e grazie a un grande lavoro di comunicazione soprattutto sui social cerchiamo di diffondere consapevolezza ed educazione sul tema. Il sogno è che cercare aiuto per la salute mentale diventi normale come andare dal medico.

Curarsi è ancora un lusso, ma il nostro obiettivo è renderlo un diritto. Il sogno: che cercare aiuto per la salute mentale diventi normale come andare dal medico.

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