Dal Commodore 64 a Super Mario, nel libro racconti anche l’evoluzione della musica nei videogiochi. Perché questo universo è stato un laboratorio di innovazione musicale così importante?
I videogiochi hanno avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione della tecnologia e della musica. Alessandro Baricco, nel suo libro The Game, spiega molto bene come la rivoluzione digitale abbia trasformato strumenti complessi in esperienze semplici, intuitive, quasi dei giochi. Un tempo i computer erano macchine difficili da utilizzare, riservate soprattutto agli specialisti. Oggi, attraverso uno smartphone, chiunque può accedere a tecnologie sofisticatissime senza conoscerne il funzionamento. Questa accessibilità ha favorito una vera democratizzazione del digitale. Anche la musica ha seguito lo stesso percorso: dai primi suoni del Commodore 64 siamo arrivati alle colonne sonore interattive e all’intelligenza artificiale.
Hai affermato che anche all’interno delle formule matematiche esiste un margine di imprevedibilità che rappresenta la vera anima dell’arte. Oggi l’AI può comporre, scrivere testi e persino improvvisare. Ma possiamo parlare di autentica creatività? Cosa distingue una composizione artificiale da un’opera umana?
Siamo ormai vicinissimi al limite della distinguibilità. Ascoltando soltanto un brano, spesso è quasi impossibile capire se sia stato realizzato da un essere umano o dall’IA. Il cosiddetto test di Turing musicale è quindi messo seriamente alla prova. La differenza emerge soprattutto dal vivo: il sudore, il movimento, l’espressione del viso, il sacrificio e l’interpretazione. Come suggerisce la filosofia di Merleau-Ponty, esiste anche un’intelligenza corporea. La musica non è soltanto qualcosa da ascoltare, ma anche da vedere e vivere.
Nel libro dedichi spazio anche a Dead Poets Club, un progetto che utilizza l’intelligenza artificiale per trasformare grandi testi poetici in composizioni musicali. Come funziona concretamente questo processo creativo e quale ruolo mantiene l’intervento umano?
Dead Poets Club è un interessante progetto che utilizza l’intelligenza artificiale per trasformare grandi testi poetici in composizioni musicali. È un esempio di incontro tra letteratura, tecnologia e musica. L’intervento umano rimane fondamentale nella scelta dei testi, nella direzione artistica e nella valutazione dei risultati. L’IA diventa quindi uno strumento creativo, non necessariamente un sostituto dell’artista.