Quali prospettive vedi per l’espansione di NutriMAS in altri continenti? E qual è il prossimo grande obiettivo di NutriAfrica?
Sicuramente, se vogliamo parlare della tematica della Malnutrizione Acuta Severa, questa purtroppo non riguarda soltanto l’Africa. Anzi, nella fascia del Sud-est asiatico è forse ancora più diffusa che in Africa, specialmente quella infantile. Quindi, sicuramente anche in quei Paesi c’è una forte necessità di implementare impianti produttivi che possano rispondere a determinate esigenze.
Sostanzialmente, il nostro obiettivo – dopo aver testato l’impianto di Gulu – sarà verificare la fattibilità di costruire altri impianti, non solo in Uganda ma anche in altri Paesi. Come accennavo, da qui ai prossimi cinque anni vogliamo creare una rete di impianti capillari, non un unico grande polo per Paese, ma tanti impianti piccoli e interconnessi, capaci di dialogare tra loro e sostenersi reciprocamente in base alle necessità produttive.
Questo approccio decentralizzato è per noi fondamentale: oggi solo un terzo del fabbisogno mondiale di alimenti terapeutici a rapido utilizzo (RUTF) viene soddisfatto; i restanti due terzi, circa il 66%, non sono coperti perché la rete di distribuzione delle grandi organizzazioni come ONU e UNICEF non riesce a penetrare capillarmente nei territori. Ecco perché la nostra tecnologia, scalabile e locale, può rappresentare una risposta concreta a questo enorme divario.
Poi aggiungo che, oltre all’ambito alimentare, nei Paesi del Sud Globale ci sono altre due grandi sfide: l’ambiente e l’energia. Noi oggi ci occupiamo di alimenti, ma in futuro il nostro sguardo potrà ampliarsi anche a questi settori, perché sono temi strettamente connessi: produzione alimentare, gestione delle risorse idriche, smaltimento dei reflui, accesso all’energia.
Sono sfide interdipendenti, e NutriAfrica vuole essere pronta a mettersi in gioco anche su questi fronti per contribuire a un modello di sviluppo più sostenibile e autonomo per le comunità locali.
Un insegnamento o un mantra che porti sempre con te e che vorresti condividere con i sognatori di domani?
Ascoltare ciò che ci fa risuonare dentro. Molto spesso, in nome dell’utilitarismo e del pragmatismo, tendiamo a soffocare quella voce interiore che ci spinge verso ciò che ci appassiona davvero. Invece, per ritrovare la voglia di vivere e sentirci soddisfatti di noi stessi, dovremmo imparare a guardarci dentro e ad ascoltarci di più, nonostante il bombardamento esterno di richieste e aspettative.
Il mantra che suggerirei è proprio questo: non lasciarsi influenzare troppo da ciò che viene dall’esterno, ma dare ascolto a sé stessi, a ciò che ci rende davvero felici e motivati.
Essere “sognatori” o “utopisti” non è un difetto: può diventare uno strumento potente per vedere oltre l’apparenza, per individuare opportunità e soluzioni che altri non colgono. Certo, se portato all’estremo può allontanarci dalla realtà, ma se lo usiamo con consapevolezza, sognare ci permette di oltrepassare i limiti imposti e di dare forma concreta a visioni nuove.