Ci racconti come e perché nasce MetHydor? Qual è stata l’intuizione alla base del vostro progetto?
MetHydor nasce nel 2021 come joint venture, un accordo tra diverse aziende che già da anni facevano ricerca nel campo dell’idrogeno. Alcune di queste realtà avevano iniziato già nel 2007, quindi con un’esperienza consolidata alle spalle, fatta di studi, prototipi e impianti pilota. Dopo la pandemia, le politiche energetiche hanno iniziato a spingere con decisione sull’industrializzazione dell’idrogeno e delle sue applicazioni. È stato allora che si è intravista una nicchia di mercato: lo sviluppo di una tecnologia alternativa allo stoccaggio tradizionale in bombole di gas compresso. Da qui l’idea di puntare sugli idruri metallici, con la convinzione che ci fosse spazio per una soluzione innovativa a livello industriale.
Stoccaggio dell’idrogeno in idruri metallici: ci spieghi, in parole semplici, come funziona questa tecnologia e quali vantaggi porta rispetto ad altre modalità di stoccaggio?
Il nostro prodotto è un serbatoio per stoccare idrogeno. Tradizionalmente l’idrogeno viene immagazzinato come gas compresso, un po’ come avviene con il metano. Il problema è che questo richiede pressioni molto elevate, che in certe applicazioni possono creare difficoltà sia pratiche che normative.
Noi proponiamo un’alternativa: sempre serbatoi, ma che lavorano a pressioni molto più basse, tra i 20 e i 30 bar (contro i 200 e più dello stoccaggio tradizionale). Questo è possibile grazie alla presenza, all’interno, di una lega metallica capace di reagire con l’idrogeno gassoso, trasformandolo in un composto solido. Le nostre leghe funzionano come “spugne”: assorbono l’idrogeno e lo rilasciano quando serve, in condizioni molto più sicure e stabili. Una soluzione concreta per la transizione energetica.
Quali sono oggi i principali ambiti applicativi delle vostre soluzioni?
Tra gli ambiti principali che abbiamo individuato ci sono il navale: yachting e imbarcazioni da lavoro. In questo caso i nostri serbatoi possono anche sostituire il peso della zavorra, con un duplice vantaggio; il ferroviario: treni e locomotive a idrogeno, dove il peso non è un problema e l’idrogeno alimenta una fuel cell collegata al motore elettrico; le stazioni di rifornimento: i nostri sistemi possono fare da buffer di bassa pressione all’interno degli impianti di distribuzione; applicazioni industriali: in aziende che usano idrogeno come gas di processo o intermedio produttivo. Abbiamo già avviato progetti e impianti pilota, in cui l’idrogeno utilizzato è per lo più “verde”, cioè prodotto tramite elettrolisi da fonti rinnovabili.