Ogni innovazione nasce da una necessità. Qual è stato il momento in cui hai percepito che il voto digitale non era solo un esperimento tecnologico, ma uno strumento di democrazia reale, capace di rispondere a un bisogno urgente?
Il momento chiave è stato poco prima della pandemia. Noi lavoriamo su questo dal 2005: la prima piattaforma di voto digitale è nata da una richiesta specifica di un cliente, un fondo pensione, e da lì ci siamo resi conto che quella stessa esigenza poteva valere per tante altre realtà. Poi è arrivato il Covid e ha reso evidente a tutti quanto fosse urgente trovare nuove forme di partecipazione. Oggi i nostri mercati vanno dalle università agli ordini professionali, dalle federazioni sportive agli enti locali: la tecnologia di voto può diventare parte della vita quotidiana, un’educazione civica continua.
Viviamo in un’epoca segnata da polarizzazione, fake news e disinformazione. Come si costruisce credibilità quando si chiede alle persone di sostituire l’urna fisica con un clic?
La credibilità nasce dalla trasparenza. Spiegare in modo semplice come funziona la tecnologia è essenziale, ma non basta: servono certificazioni indipendenti e, quando necessario, anche i tribunali hanno confermato la validità dei nostri sistemi. Oggi il voto digitale può essere persino più verificabile e sicuro di quello cartaceo, perché offre strumenti che permettono a ciascun votante di controllare che il proprio voto sia stato correttamente registrato. È un percorso culturale, ma i fatti dimostrano che funziona.
Avete portato il voto online in università, associazioni, enti pubblici. C’è un episodio concreto, un’assemblea o una votazione che ti ha fatto capire che la partecipazione stava cambiando davvero volto?
Ce ne sono stati diversi. Ricordo in particolare le votazioni all’interno di grandi aziende come Enel, dove abbiamo raggiunto il 98% di partecipazione: un risultato impensabile con il cartaceo. Oppure il caso di un’associazione di persone non vedenti, che hanno potuto gestire in autonomia l’intero processo di voto grazie all’accessibilità della piattaforma. Vederli farcela da soli, senza ostacoli, è stata una delle conferme più forti del senso di ciò che facciamo.