Se dovessi raccontare Apogeo Space partendo da un problema concreto che state risolvendo, quale sceglieresti?
Viviamo in un mondo sempre più dipendente dai dati, ma intere aree del pianeta restano tagliate fuori dalla rete. Mancano infrastrutture, cavi, antenne. Apogeo Space nasce per colmare questo divario, offrendo una connettività satellitare IoT economica, affidabile e disponibile ovunque, anche senza copertura cellulare. I nostri satelliti permettono di raccogliere dati in tempo quasi reale per settori come il monitoraggio ambientale, la logistica, le infrastrutture critiche, la gestione idrica e agricola. È una risposta concreta a un’esigenza globale.
Perché avete puntato proprio sui picosatelliti? E cosa significa davvero miniaturizzare?
La miniaturizzazione è una scelta strategica, non solo tecnologica. Un picosatellite pesa meno di un chilo, ma può fare gran parte del lavoro di un CubeSat più grande. Questo permette di lanciarne di più, di abbattere i costi, e di costruire una costellazione densa, aumentando la frequenza di passaggio sopra un determinato punto e quindi la disponibilità dei dati.
Ma non è semplice: progettare un satellite così piccolo richiede una profonda integrazione. Non puoi più ragionare in sottosistemi separati. Ogni componente svolge più funzioni: le antenne servono anche al controllo d’assetto, le schede elettroniche diventano parte della struttura. Non usiamo tecnologie esotiche: sono componenti automotive, ma adattati con precisione estrema. Ed è lì che sta il valore.
In un contesto in cui i costi di lancio sembrano bassi – oggi siamo attorno ai 6.800 dollari al chilo, ma in futuro si parla persino di 100 dollari con piattaforme come Starship, se e quando entreranno a regime – c’è chi pensa che miniaturizzare non serva più. Ma si tratta di un assunto fragile, legato a dinamiche di mercato instabili. Noi crediamo che la miniaturizzazione abbia ancora un enorme valore, soprattutto per un’infrastruttura leggera, capillare e sostenibile.