Marco Ciarletti - Ceo Soonapse

OGNI GOCCIA CONTA

MARCO CIARLETTI

Founder e Ceo di Soonapse

L’agricoltura beve il 70% dell’acqua mondiale, sprecandone oltre due terzi. Soonapse, con Ploovium, software di smart irrigation, offre agli agricoltori un prezioso aiuto nella gestione delle risorse idriche, riducendo i costi e soprattutto gli sprechi. Perché, in tempi di siccità, ogni goccia conta.

Marco Ciarletti è founder e CEO di Soonapse, azienda IT che offre il primo Decision Support System disegnato appositamente per l’IoT. In risposta a una gestione sempre più critica delle risorse idriche, Soonapse ha sviluppato Ploovium, una piattaforma che riesce a prevedere con un’accuratezza del 99% i cambiamenti climatici, ottimizzando l’uso dell’acqua nell’irrigazione.

Anche questa estate è scattato l’allarme siccità. Sappiamo bene quanto l’acqua sia una risorsa preziosa, ma sempre più scarsa e costosa. In che modo l’AI può contribuire a evitare gli sprechi e, in generale, a supportare la transizione ecologica dei sistemi agroalimentari?

Dal punto di vista del risparmio idrico, l’intelligenza artificiale è un valore aggiunto fondamentale nei nostri software brevettati, perché ci consente di far risparmiare fino al 50% dell’acqua che normalmente viene utilizzata, in assoluta sicurezza per la coltura.

Detto questo, quello della sostenibilità è un tema complesso e a mio parere non può essere lasciato soltanto in mano agli agricoltori. La FAO stima che il 70% dell’acqua dolce disponibile nel mondo venga utilizzata per l’irrigazione e la produzione agricola. Ma di questo 70% se ne sprecano circa due terzi. Questo significa che abbiamo circa il 45% di tutta l’acqua che viene usata nel mondo che possiamo cercare di recuperare. Soprattutto in un contesto di siccità, come quello attuale, diventa cruciale un uso efficiente e sostenibile delle risorse idriche nel settore agricolo.

Nonostante le soluzioni di agricoltura 4.0 siano passate da un indotto di 100 milioni nel 2017 agli attuali 2,3 mld di euro, in Italia, solo l’8% delle aziende agricole è digitalmente maturo. Come ti spieghi questi numeri? Servono maggiori sforzi e investimenti anche nella divulgazione?

L’8% di aziende agricole che cominciano ad essere digitalizzate con sistemi 4.0 rappresenta ovviamente quelle a maggiore fatturato. Per quella che è la nostra esperienza, abbiamo sempre cercato e cerchiamo continuamente di coinvolgere anche e soprattutto le piccole e medie aziende agricole.

Tuttavia, di fatto, quelli che ci seguono sono i grandi clienti che hanno già la sensibilità per capire questo vantaggio e che hanno anche una disponibilità economica per fare degli investimenti, che sono abbastanza contenuti in realtà.

Aumentare la sensibilizzazione su questi temi va benissimo, ma si rimane nell’aspettativa di un risultato “puntiforme” (una fattoria qui, una lì, mai un intero territorio). A mio parere, è il settore pubblico che deve, in qualche modo, coordinare i progetti e mettere le aziende nelle condizioni per investire in sicurezza.

Monitoraggio Ploovium

Ploovium | Come è monitorata l’irrigazione

Cosa immagini nel futuro del settore agritech che ancora non vediamo?

Al momento ci sono due trend importanti che sono in corso. Il primo è quello della crescita delle piattaforme digitali agritech. Quindi, non soluzioni come la nostra che risolvono il singolo problema in modo specifico e verticale, ma piattaforme che gestiscono tutta l’azienda agricola, dal magazzino alle colture. Chiaramente, per le aziende agricole è più facile avere un unico punto di riferimento, ed anche noi stiamo lavorando in questa direzione con i nostri partner. Il problema di queste piattaforme è che, almeno ad oggi, non possono offrire lo stesso livello di eccellenza che ad esempio forniamo noi sulla parte colturale e, nello specifico, sulle funzionalità di irrigazione.

Il secondo è quello dell’intelligenza artificiale, in particolare quella generativa. Immagina di collegare al nostro software un sistema di IA generativa che impersona la pianta in modo da farla dialogare direttamente con il contadino, spiegando le sue esigenze e raccontando la sua “sete”. Una sorta di digital twin “evoluto” delle piante. Si tratta di una nuova frontiera, ormai molto vicina.

Ci sono nuove soluzioni o nuovi ambiti di applicazione delle vostre tecnologie a cui state lavorando?

Stiamo lavorando per sviluppare un altro software predittivo focalizzato sulla parte di concimazione. In questo momento non esistono sensori in grado di dirti in tempo reale come e quanto concimare, sono dati che puoi conoscere solo dopo aver fatto diverse analisi chimiche, molto costose. Come Soonapse vogliamo risolvere questo problema, al pari di quanto fatto con l’irrigazione.

Il 70% dell’acqua disponibile nel mondo è utilizzata per la produzione agricola, ma se ne sprecano oltre due terzi. La sostenibilità è un tema complesso e non può essere lasciato soltanto in mano agli agricoltori. Serve un intervento pubblico per coordinare strategie e investimenti

Cosa significa per te “innovazione”?

C’è un termine inglese utilizzato per descrivere l’impatto delle soluzioni delle start-up sul mercato: disruptive. Essere disruptive significa avere un impatto sul mercato che cambia le regole del gioco, introdurre qualcosa di completamente nuovo. Questo è per me l’innovazione: qualcosa di disruptive.

 

Un libro, un mantra, un insegnamento che porti sempre con te e vorresti condividere con i sognatori di domani?

Nonostante io abbia fondato un’azienda IT, non sono né un tecnico informatico né un agronomo. Ho studiato filosofia e sono un grande sostenitore di questo tipo di sapere umanistico, che ti permette di vedere collegamenti tra più mondi e uscire da contesti chiusi. Fatta questa premessa, un libro che ha fatto parte della mia formazione e che consiglio è “Dove gli angeli esitano – Verso un’epistemologia del sacro” dell’antropologo britannico Gregory Bateson. Qui il sacro, visto in maniera laica, è l’esperienza del limite. Il rapporto col sacro è il limite. Il sacro è inconoscibile. Ma è veramente così? O ci sono delle modalità per ampliare la nostra coscienza e riuscire ad alzare questa asticella? Non dobbiamo mai fermarci a quello che, in questo momento, sembra il nostro limite assoluto.

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