L’intelligenza artificiale viene spesso raccontata con paura. Nel vostro lavoro, invece, che ruolo ha davvero?
Credo che molte paure nascano semplicemente dalla non conoscenza. Noi, per esempio, utilizziamo l’intelligenza artificiale già dal 2018, ben prima che diventasse di uso comune. Da allora, ci ha permesso di calibrare in modo sempre più preciso le nostre protesi sul tono muscolare di ciascun paziente, rendendo ogni configurazione più adatta e personale.
Con l’arrivo dell’AI generativa, il suo impatto è cresciuto ancora. L’abbiamo integrata in moltissimi processi interni: ha velocizzato il lavoro di tutti, dagli sviluppatori ai designer, fino all’amministrazione. Non abbiamo creato nuove figure dedicate solo a questo, ma in molti casi è stato proprio l’uso dell’AI a liberarci tempo, a semplificare operazioni che prima richiedevano giorni.
Questo non vuol dire “tagliare” anzi, il team continua a crescere. Ma oggi possiamo concentrare le energie dove servono davvero. Certo, è un ambito che si muove velocemente, quasi più di quanto si riesca a seguire. Anche per chi ci lavora dentro. Ma se impari a usarla con intelligenza, resta uno strumento potentissimo. Il punto è non lasciarsene travolgere, ma guidarla senza smettere mai di farsi domande.
Secondo te, cosa manca oggi in Italia per sostenere davvero progetti innovativi come il vostro?
La sensazione è che, in Italia, manchi ancora una vera protezione al rischio per chi investe. Nel nostro settore — dove l’innovazione è profonda, strutturale e spesso costosa — il rischio è alto. Ma lo sono anche i potenziali ritorni. Nonostante questo, ci si muove ancora con una mentalità molto prudente, dove l’obiettivo è limitare l’incertezza, più che abbracciarla.
Questo approccio ha un impatto reale. I nostri competitor negli Stati Uniti, a parità di fase di sviluppo, raccolgono capitali decisamente superiori. E non solo: riescono a farlo mantenendo maggiore controllo sulla loro azienda. Questo permette loro di pianificare con più libertà, di osare di più, di crescere in modo più solido.
In Italia, invece, è tutto un po’ più faticoso. Serve molta più energia per ottenere lo stesso risultato. Ma è anche questo che ci spinge ogni giorno a fare un passo in più.