THE SKY IS NOT THE LIMIT

LAURA MULAS

Fondatrice e Ceo di Wanderflare

Voli parabolici, zero gravità, mongolfiere che toccano il confine del cielo. Esperienze nate per pochi, che oggi provano a diventare per tutti. Non è solo un viaggio verso l’alto, ma un ritorno alla meraviglia: un modo per guardare la Terra con occhi nuovi, per ricordarci quanto siamo piccoli eppure parte di qualcosa di immenso.

Laura Mulas è fondatrice e CEO di Wanderflare, oltre ad essere alla guida dell’agenzia digitale Bitorbit UG a Berlino. Con oltre 10 anni di esperienza come UX/UI Expert e una formazione tra Cagliari e Berlino, Laura è stata riconosciuta tra le Unstoppable Women 2025 e guida il team locale del NASA Space Apps Challenge a Cagliari.

La volta scorsa il cielo era un’idea, un sogno infantile. Oggi è un orizzonte che qualcuno si propone di attraversare, trasformando l’ignoto in esperienza condivisa. Laura Mulas ha compiuto proprio questo salto: da bambina affascinata dall’astronomia in Sardegna, è diventata una designer e imprenditrice che guida una piattaforma internazionale di esperienze spaziali e aeree. Con Wanderflare, propone non solo una nuova frontiera del viaggio, ma un nuovo modo di guardare il mondo.

In questa chiacchierata emerge come la tecnologia, il design e la visione umana possano incontrarsi per rendere accessibile ciò che, fino a poco tempo fa, apparteneva solo alle stelle.

Laura, partiamo da te: da dove nasce la tua passione per lo spazio e cosa ti ha portata a fondare Wanderflare?

La mia passione per lo spazio nasce sin da quando ero bambina. È qualcosa che ho sempre sentito dentro, un’attrazione naturale verso tutto ciò che riguarda l’universo. Mi ha sempre affascinato l’astronomia — non l’astrologia, ci tengo a precisarlo! — e ho ereditato questa curiosità da mio padre, che è sempre stato appassionato del tema. Ho visto tanti film di fantascienza e ho sempre pensato che, in qualche modo, quel mondo potesse diventare reale.

L’idea di Wanderflare è nata nel 2017, quando si cominciava a parlare concretamente dei voli spaziali con Blue Origin e altri pionieri. Leggevo articoli, guardavo documentari e più approfondivo, più sentivo che quel settore sarebbe cresciuto. Così ho pensato: perché non creare un modo per renderlo più accessibile, per permettere a più persone di vivere almeno una parte di quell’esperienza? Un po’ come è successo con i voli aerei: all’inizio erano per pochi, poi sono diventati un’esperienza alla portata di molti.

Wanderflare è una realtà giovane ma ambiziosa: qual è la visione che vi guida?

In senso più profondo, direi che la nostra missione è rendere l’Overview Effect accessibile a tutti. Gli astronauti raccontano spesso di quanto sia trasformativo vedere la Terra dall’alto: capire quanto siamo piccoli, quanto l’universo sia immenso, quanto tutto sia fragile e interconnesso. Wanderflare nasce anche per questo: per dare alle persone la possibilità di provare, almeno in parte, quella sensazione di meraviglia e consapevolezza.

Negli ultimi anni il turismo spaziale ha smesso di essere fantascienza: come si inserisce Wanderflare in questo nuovo trend?

Quando ho iniziato a occuparmene, il turismo spaziale sembrava un sogno lontano. Oggi è una frontiera reale, anche se ancora d’élite. Il nostro obiettivo è accompagnare le persone verso questa nuova forma di esplorazione, passo dopo passo, offrendo esperienze che permettano di avvicinarsi gradualmente allo spazio: dai voli in microgravità a quelli in alta quota, fino alle simulazioni più immersive. Wanderflare vuole essere una piattaforma che unisce curiosità, scoperta e accessibilità.

Quanto è importante la formazione e la preparazione psicofisica per chi vuole vivere un’esperienza nello spazio o in microgravità?

È importante, sì, ma più di quanto si pensi è anche alla portata di molti. Per esperienze come i voli parabolici serve una preparazione minima: un training di circa due ore, durante il quale viene spiegato come comportarsi durante le fasi di volo e come gestire le sensazioni fisiche. Certo, è necessario essere in buona salute — niente cardiopatie o problemi fisici particolari — ma per la maggior parte delle persone è un traguardo possibile. Un esempio noto è quello di Stephen Hawking, che ha sperimentato la gravità zero proprio a bordo di un volo ZeroG — oggi nostro partner — dimostrando come, con le giuste condizioni, questa esperienza possa essere resa accessibile anche a chi convive con una disabilità importante.

Per i voli suborbitali, invece, l’allenamento è più intenso ma rimane comunque accessibile. E proprio per avvicinare anche chi magari ha timore di esperienze così estreme, abbiamo inserito proposte più “terrestri” ma ugualmente emozionanti: voli in mongolfiera, skydiving indoor, voli panoramici in elicottero. L’idea è di costruire un percorso: man mano che la piattaforma cresce, vogliamo ampliare le possibilità per ogni tipo di viaggiatore, dai più audaci ai più curiosi.

La nostra missione è rendere l’Overview Effect accessibile a tutti.

Spesso si dice che chi guarda la Terra dallo spazio ne esce cambiato. Anche chi vive esperienze “aeree” intense – come voli parabolici o edge-of-space – prova qualcosa di simile?

Sì, credo di sì. Anche senza arrivare letteralmente nello spazio, certe esperienze ti cambiano la prospettiva. Guardare la Terra dall’alto, anche solo per pochi minuti, ti fa capire quanto siamo piccoli rispetto al tutto, ma anche quanto siamo parte di un equilibrio meraviglioso. Non serve per forza attraversare l’atmosfera per sentire quella connessione: basta guardare il mondo da un punto di vista nuovo.

Quali partnership o progetti futuri vi entusiasmano di più? Pensate a collaborazioni con compagnie di space travel?

Sì, stiamo già lavorando con partner molto interessanti. Abbiamo stretto una collaborazione con Zephalto, che offre voli in mongolfiera ad alta quota, e con ZeroG, l’azienda americana che organizza esperienze di volo in microgravità in Florida e in altri Stati USA. Accanto a queste realtà, stiamo ampliando la rete con centri di skydiving e strutture specializzate in voli panoramici in mongolfiera ed elicottero, spesso arricchiti da percorsi enogastronomici o itinerari dedicati alla scoperta del territorio. L’obiettivo è creare un ecosistema completo di esperienze, che unisca turismo, formazione e scoperta.

E tutto questo non lo faccio da sola: nel 2022 si è formato il team attuale di Wanderflare, con Alessandro Gessa (CTO), Giuseppina Salone (CMO) e Martina Mulas (Marketing Specialist e Social Media Manager). Siamo in quattro, con competenze diverse ma la stessa visione: trasformare il sogno dello spazio in una realtà accessibile, sicura e sostenibile.

Da imprenditrice, come vedi l’evoluzione del settore nei prossimi dieci anni?

I numeri sono molto promettenti. Tutto il comparto spaziale, dai satelliti al turismo, è in crescita costante e attrae investimenti sempre più consistenti. Ma la verità è che il turismo spaziale è ancora una frontiera inesplorata: non ci sono competitor diretti, e questo può essere sia un vantaggio che una sfida. Come startup, è stimolante ma anche incerto: quando sei la prima, non puoi contare su un modello già collaudato. Credo però che nei prossimi dieci anni vedremo una normalizzazione dell’esperienza, come è successo per l’aviazione civile. E noi vogliamo far parte di quella transizione, con un’attenzione costante alla sostenibilità: ad esempio, stiamo già promuovendo esperienze carbon free, come i voli in mongolfiera ad alta quota che non generano emissioni.

L’innovazione è la capacità di sognare in avanti, di immaginare ciò che oggi non c’è ancora ma domani potrebbe esserci. E i bambini sono i migliori innovatori: sognano senza limiti.

Qual è il tuo “viaggio dei sogni”, quello che ancora non hai fatto ma che Wanderflare potrebbe un giorno rendere possibile?

Mi accontenterei di un volo a zero gravità, che è già un’esperienza straordinaria e oggi accessibile. Ma il sogno dei sogni, naturalmente, resta un volo suborbitale. Provare la sensazione di fluttuare nello spazio, anche solo per pochi minuti, sarebbe qualcosa di indimenticabile.

Come descriveresti l’innovazione a un bambino?

Domanda difficilissima! Credo che direi qualcosa come: “Prendere qualcosa che esiste e renderlo migliore, più utile, più bello.” L’innovazione è la capacità di sognare in avanti, di immaginare ciò che oggi non c’è ancora ma domani potrebbe esserci. E i bambini, in fondo, sono i migliori innovatori: sognano senza limiti. Per questo una parte importante del nostro lavoro sarà anche ispirare le nuove generazioni, con progetti dedicati ai più piccoli come gli space camps, dove possono imparare, divertirsi e costruire la loro idea di futuro.

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