Il riconoscimento della LIS: solo un punto di partenza
Nel 2021, la Lingua dei Segni Italiana è stata riconosciuta ufficialmente dallo Stato. Ma, come sottolinea Emanuele, siamo ancora agli inizi. “Aspettiamo che effettivamente questo riconoscimento venga tradotto nei fatti con una serie di azioni legate all’accessibilità. Da quando è stata riconosciuta la LIS come lingua ufficiale dello Stato italiano ancora non sono state date direttive precise che comportino anche l’obbligo, soprattutto alle pubbliche amministrazioni, di rendersi realmente accessibili. Quindi sappiamo che è un processo molto lungo, la comunità Sorda ha lottato per quasi 100 anni per l’ottenimento del riconoscimento ufficiale della Lingua dei Segni Italiana, ma adesso è molto importante che si cali nel concreto questo diritto e si rendano veramente tutti i servizi accessibili per tutti, per tutte le categorie dei cittadini”.
La sensibilizzazione è un altro fronte cruciale. “In Italia si parla poco di Cultura Sorda. Con Handy Signs cerchiamo di fare formazione anche agli operatori che adottano il nostro servizio, per raccontare tutto quello che è il mondo delle persone sorde, anche dal punto di vista di come relazionarsi con una persona sorda, di come approcciare, di come essere entrambi a proprio agio. Noi diciamo sempre che Handy Signs non serve solo alle persone sorde, ma serve anche alle persone udenti che vogliono realmente comunicare con i Sordi”.
L’innovazione è libertà di scelta
Per Laura, innovare significa cambiare per rendere la vita più libera. “Grazie alla tecnologia possiamo scegliere: comunicare con la voce o con i segni, con sottotitoli o avatar. Questa libertà di scelta è vera innovazione.”
“Innovare significa fare qualcosa che possa durare nel tempo – aggiunge Emanuele –, l’innovazione non ha senso se ha l’effetto di un fuoco d’artificio momentaneo o segue un trend di mercato per creare stupore o per creare hype. L’innovazione rende le persone più libere nel momento in cui viene strutturata per durare nel tempo. Questo è quello che stiamo cercando di fare in Handy Signs: vogliamo essere una realtà che rimane nel tempo, per poter dare davvero un impatto sociale importante nella direzione dell’inclusione”.
Il successo di Handy Signs sta proprio in questo equilibrio tra innovazione tecnologica e visione umana. “La prima volta che ho presentato l’app — ricorda Emanuele — ero in un ristorante gestito da Sordi, a Roma. Mi ricordo una donna con le lacrime agli occhi che mi disse: “Non vedevo l’ora che fosse disponibile un servizio di questo tipo perché io tutti i giorni mi confronto con una società che non mi capisce e che non mi accoglie”. Quel momento mi ha fatto capire che stavamo andando nella direzione giusta.”
Oggi l’app si rivolge ad aziende, scuole e pubbliche amministrazioni, ma il sogno di Emanuele è portarla nelle mani di ogni persona sorda: “Vogliamo che diventi uno strumento quotidiano, a portata di mano, che dia autonomia a chiunque voglia comunicare.”