Emanuele Chiusaroli

QUANDO LA TECNOLOGIA PARLA LA LINGUA DELL’INCLUSIONE

EMANUELE CHIUSAROLI – LAURA DE NEGRI

Founders di Handy Signs

Handy Signs è un’app che usa l’intelligenza artificiale per abbattere le barriere tra persone sorde e udenti, traducendo in tempo reale la Lingua dei Segni Italiana in parole e voce, e viceversa. Un progetto che unisce tecnologia e cultura per costruire un ponte di comunicazione realmente inclusivo, ricordandoci che l’innovazione più autentica nasce sempre dall’ascolto.

Emanuele Chiusaroli è founder e CEO di Handy Signs, l’unico servizio di traduzione per Sordi tramite app digitale, basata sull’Intelligenza Artificiale. 25 anni di esperienza nelle Telco.

Laura De Negri è Docente LIS e Vice Presidente della Sezione Provinciale ENS di Roma. Ha ricoperto anche l’incarico di Segretaria CGSI Nazionale e, in precedenza, di Presidente CGSI Roma.

Quando chiediamo a Emanuele Chiusaroli di descrivere Handy Signs con una sola parola, non ha dubbi: inclusione.Perché il linguaggio è ciò che ci rende più umani, ma oggi esistono ancora barriere di comunicazione tra persone sorde e udenti. Handy Signs nasce per superarle, per creare un mondo dove la comunicazione sia davvero accessibile a tutti.

Accanto a lui, Laura De Negri, docente e consulente LIS del progetto, sorride e annuisce. Sorda dalla nascita, porta nel team la prospettiva preziosa di chi conosce, da dentro, la comunità Sorda (oltre alla sua Cultura) e i suoi bisogni. “Il primo bisogno a cui risponde Handy Signs è l’accessibilità. Non solo alle informazioni: negli ospedali, nei servizi pubblici, nella quotidianità”, ci spiega, tramite Alessia Sabarese, interprete LIS.

Team Handy Signs

Rompere l’isolamento
Laura prosegue raccontando cosa significhi, nella vita quotidiana, trovarsi esclusi dalle informazioni. “Capita spesso che si dimentichino della mia sordità. Nei servizi pubblici o nei luoghi di lavoro – ambiti importanti per la formazione personale e sociale, l’interprete non è ovunque (nemmeno in un mezzo importante di divulgazione informativa come la televisione), il servizio di sottotitolazione neanche. Anche sul lavoro,  è capitato che si dimenticassero delle mie difficoltà: a volte l’interprete non c’era, così, sebbene fossi parte del progetto, restavo comunque fuori dalle informazioni. Non è esclusione, è proprio il mezzo di comunicazione che è differente e questo porta ad isolamenti informativi.

Durante la pandemia, con le mascherine che impedivano la lettura labiale, le difficoltà sono esplose. “Handy Signs nasce proprio per dare autonomia, per permettere di comunicare in tempo reale nella quotidianità, anche in modi alternativi.”

Un ponte tecnologico tra due mondi
Un’idea semplice ma rivoluzionaria: un’app basata su Intelligenza Artificiale che traduce in tempo reale la Lingua dei Segni Italiana in italiano scritto e parlato, e allo stesso tempo trascrive le parole dell’interlocutore udente in sottotitoli visibili sul display. Una comunicazione bidirezionale, immediata, naturale.

Ma dietro l’apparente semplicità di Handy Signs, c’è un lavoro complesso, linguistico e culturale. “La LIS non è una traduzione dell’italiano – spiega Emanuele – ma una lingua con una propria grammatica e struttura. Per questo, fin dall’inizio, abbiamo coinvolto la comunità Sorda. Sono partito con un ciclo di interviste proprio alle persone Sorde per capire quali fossero le loro difficoltà nel quotidiano, quali sono i bisogni di accessibilità che non vengono indirizzati né dai soggetti privati né dalle pubbliche amministrazioni. Abbiamo impostato tutta la user experience proprio sul modo in cui usualmente i Sordi comunicano tra di loro.
Stiamo continuando a coinvolgere la comunità Sorda, non solo per le attività di sviluppo, ma anche per la promozione della Cultura Sorda e della Lingua dei Segni Italiana all’interno della società”.

Laura conferma: “Nel progetto convivono due prospettive: quella della disabilità e quella della identità Sorda. Coinvolgere le persone Sorde sin dall’inizio ci ha permesso di evitare errori e creare qualcosa di realmente utile e rispettoso della nostra identità.”

Identità. Cultura. Parole che non a caso ricorrono spesso in questa chiacchierata. Il “motto” della comunità Sorda è chiaro: niente per noi senza di noi. Emanuele lo cita, consapevole che la tecnologia da sola non basta se non nasce da un processo condiviso: “Le persone Sorde vogliono essere protagoniste dei progetti che le riguardano. Noi stiamo continuando a collaborare con loro non solo nello sviluppo, ma anche nella promozione della comunità Sorda all’interno della società. Abbiamo tanto da imparare da loro. Ad esempio, io ho imparato una grande lezione di resilienza, la capacità di trovare delle proprie soluzioni alle difficoltà. Mi sono reso conto di quanto fino ad oggi siano stati molto di più i Sordi ad andare incontro agli udenti. Aggiungo una cosa importante: loro non si identificano con la loro disabilità. La sordità è un’identità, non una disabilità nella loro visione. Questa è un concetto molto bello.”.

Il linguaggio è ciò che ci rende più umani, ma oggi esistono ancora barriere di comunicazione tra persone sorde e udenti. Handy Signs nasce per superarle.

Il riconoscimento della LIS: solo un punto di partenza
Nel 2021, la Lingua dei Segni Italiana è stata riconosciuta ufficialmente dallo Stato. Ma, come sottolinea Emanuele, siamo ancora agli inizi. “Aspettiamo che effettivamente questo riconoscimento venga tradotto nei fatti con una serie di azioni legate all’accessibilità. Da quando è stata riconosciuta la LIS come lingua ufficiale dello Stato italiano ancora non sono state date direttive precise che comportino anche l’obbligo, soprattutto alle pubbliche amministrazioni, di rendersi realmente accessibili. Quindi sappiamo che è un processo molto lungo, la comunità Sorda ha lottato per quasi 100 anni per l’ottenimento del riconoscimento ufficiale della Lingua dei Segni Italiana, ma adesso è molto importante che si cali nel concreto questo diritto e si rendano veramente tutti i servizi accessibili per tutti, per tutte le categorie dei cittadini”.

La sensibilizzazione è un altro fronte cruciale. “In Italia si parla poco di Cultura Sorda. Con Handy Signs cerchiamo di fare formazione anche agli operatori che adottano il nostro servizio, per raccontare tutto quello che è il mondo delle persone sorde, anche dal punto di vista di come relazionarsi con una persona sorda, di come approcciare, di come essere entrambi a proprio agio. Noi diciamo sempre che Handy Signs non serve solo alle persone sorde, ma serve anche alle persone udenti che vogliono realmente comunicare con i Sordi”.

L’innovazione è libertà di scelta
Per Laura, innovare significa cambiare per rendere la vita più libera. “Grazie alla tecnologia possiamo scegliere: comunicare con la voce o con i segni, con sottotitoli o avatar. Questa libertà di scelta è vera innovazione.

Innovare significa fare qualcosa che possa durare nel tempo – aggiunge Emanuele –, l’innovazione non ha senso se ha l’effetto di un fuoco d’artificio momentaneo o segue un trend di mercato per creare stupore o per creare hype. L’innovazione rende le persone più libere nel momento in cui viene strutturata per durare nel tempo. Questo è quello che stiamo cercando di fare in Handy Signs: vogliamo essere una realtà che rimane nel tempo, per poter dare davvero un impatto sociale importante nella direzione dell’inclusione”.

Il successo di Handy Signs sta proprio in questo equilibrio tra innovazione tecnologica e visione umana. “La prima volta che ho presentato l’app — ricorda Emanuele — ero in un ristorante gestito da Sordi, a Roma. Mi ricordo una donna con le lacrime agli occhi che mi disse: “Non vedevo l’ora che fosse disponibile un servizio di questo tipo perché io tutti i giorni mi confronto con una società che non mi capisce e che non mi accoglie”. Quel momento mi ha fatto capire che stavamo andando nella direzione giusta.”

Oggi l’app si rivolge ad aziende, scuole e pubbliche amministrazioni, ma il sogno di Emanuele è portarla nelle mani di ogni persona sorda: “Vogliamo che diventi uno strumento quotidiano, a portata di mano, che dia autonomia a chiunque voglia comunicare.

Grazie alla tecnologia possiamo scegliere: comunicare con la voce o con i segni, con sottotitoli o avatar. Questa libertà di scelta è vera innovazione.

Oltre l’Italia: un traduttore universale
Nel mondo esistono oltre 140 lingue dei segni, ognuna legata alla propria comunità.
Le lingue dei segni nascono dalle comunità sorde e quindi sono un fenomeno locale. Anzi, iperlocale. Ora ci stiamo concentrando sulla LIS — spiega Emanuele — ma il nostro obiettivo è estendere il sistema all’ASL americana e poi ad altre lingue”.

Tra i progetti futuri c’è anche la creazione di avatar digitali che possano segnare in tempo reale, rendendo accessibili notiziari, streaming, dirette. “Seguire i sottotitoli per lungo tempo è faticoso; la lingua dei segni è più naturale. L’idea è usare l’intelligenza artificiale per il bene delle persone: AI for Good. Questo è un concetto che sta cominciando a formarsi come un’idea potente in tutto il mondo e che vorremmo essere i primi a realizzare a partire dall’Italia”.

Io ho un sogno – conclude Emanuele – : che la nostra applicazione possa diventare un giorno un traduttore universale da ogni lingua dei segni a ogni lingua parlata, per permettere ai sordi di esprimersi naturalmente nella loro lingua madre anche quando vanno all’estero e devono interfacciarsi con persone sorde o udenti di qualsiasi altro paese. Ecco come immagino Handy Signs tra 10 anni: sarà un traduttore universale dalle lingue dei segni alle lingue parlate e viceversa”.

In un mondo dove la parola “inclusione” rischia di diventare uno slogan, Handy Signs restituisce al termine il suo significato più profondo: ascoltare, comprendere e costruire insieme. Perché, come dicono Emanuele e Laura, “la comunicazione non è solo un primo passo per sentirsi parte del mondo: è un diritto-dovere.

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