Luca De Gaetano - Plastic Free

UN OCEANO DA RICOSTRUIRE

LUCA DE GAETANO

Fondatore e presidente di Plastic Free

Numeri che impressionano: milioni di chili di plastica rimossi, migliaia di tartarughe salvate, centinaia di migliaia di studenti sensibilizzati. Ma dietro le cifre ci sono volti, comunità e scelte quotidiane. Quel che conta davvero è cosa succede alle persone e al pianeta quando ogni gesto, anche piccolo, diventa parte di una battaglia collettiva.

Luca De Gaetano è il fondatore e presidente di Plastic Free, associazione no profit nata nel 2019 per contrastare l’inquinamento da plastica attraverso azioni concrete, sensibilizzazione e progetti istituzionali. Laureato in Economia e cresciuto professionalmente nel settore digitale, ha scelto di dedicare la sua vita alla tutela dell’ambiente.

Negli ultimi mesi avete tenuto oltre 4000 appuntamenti nelle scuole. La divulgazione di questi temi per sensibilizzare i più giovani è al centro delle vostre attività, oltre all’azione concreta. Che obiettivi vi siete posti?
Il nostro obiettivo non è mai stato limitato all’Italia. Il modello che abbiamo costruito in sei anni — fatto di azione sul territorio, educazione nelle scuole, campagne digitali e collaborazione con le istituzioni — è pronto per essere esportato. Vogliamo arrivare a sensibilizzare un miliardo di persone nel mondo.

Per farlo abbiamo accelerato: da settembre 2025 abbiamo moltiplicato per otto la nostra capacità comunicativa, grazie a nuove partnership con aziende e istituzioni e a un uso più strategico dei canali social. Sul fronte scuole, puntiamo a raddoppiare gli studenti coinvolti: da 100.000 a 200.000 all’anno entro 18 mesi. Perché la sensibilizzazione dei più giovani non è un obiettivo collaterale, è il cuore del cambiamento. Se un ragazzo capisce oggi l’impatto della plastica, domani farà scelte diverse come cittadino, consumatore e professionista.

Si parla sempre di rinunce: meno plastica, meno consumi. Se invece rovesciassimo lo sguardo: qual è il valore aggiunto di uno stile di vita più sostenibile?
Ridurre non significa perdere, significa guadagnare. È vero che la plastica è un materiale economico e versatile, e che per questo è diventata ovunque. Ma ridurne l’uso ci porta benefici immediati: spendiamo meno, viviamo con più leggerezza, ci liberiamo di oggetti che spesso non ci servono davvero.

Pensiamo a quante volte compriamo un capo d’abbigliamento solo per moda, o un accessorio che resta inutilizzato. Ogni rinuncia a quel consumo superfluo diventa un guadagno per il portafoglio e per la salute del pianeta. È un circolo virtuoso: meno plastica significa meno rifiuti, ma anche più qualità nelle scelte, più consapevolezza, più equilibrio. La vera conquista non è il “meno”, è il “meglio”.

L’immagine del futuro non è più la tartaruga: è l’uomo intrappolato nella plastica. Perché oggi la plastica è dentro di noi, nei nostri tessuti, persino nel cervello.

Nowtilus crede nello stupore come motore del cambiamento. C’è stato un episodio in cui hai visto con occhi nuovi qualcosa di ordinario, e da lì hai capito che la tua missione era necessaria?
Quello che mi colpisce sempre è il contrasto. Da una parte vedo leader e amministrazioni che negano l’evidenza scientifica, minimizzano o addirittura liquidano il cambiamento climatico come una bufala. Dall’altra vedo i nostri referenti, con occhi pieni di speranza e di energia.

Questo sguardo diverso è la conferma che la missione è necessaria: significa che Plastic Free non cambia solo l’ambiente, ma cambia le persone. Chi entra nella nostra community non diventa solo più consapevole, diventa anche più forte. Trova un motivo per credere, una via d’uscita dall’indifferenza. È lì che capisci che non puoi fermarti.

Più che i dati, spesso sono i volti a farci capire l’impatto reale. C’è una persona che hai incontrato grazie a Plastic Free e che ha cambiato il tuo modo di vedere il tuo stesso lavoro?
Non posso fare un solo nome, perché sarebbe riduttivo. Sono i volti dei nostri referenti e volontari, che hanno scelto di dedicare tempo ed energie senza aspettarsi nulla in cambio.

Ogni cleanup, ogni attività di sensibilizzazione, ogni incontro nelle scuole è reso possibile da persone comuni che hanno deciso di trasformarsi in protagonisti. La loro forza è contagiosa: ricordarmi che dietro ogni azione non ci sono solo numeri ma storie personali è ciò che mi fa vedere Plastic Free con occhi sempre nuovi. Alla fine, sono loro il volto del cambiamento.

C’è una riflessione che ti accompagna da tempo e che non hai mai condiviso?
Forse una sì: in questi anni ho sacrificato molto della mia vita personale per questa causa. La mia famiglia mi ha sempre sostenuto e gliene sono grato, ma so di aver tolto spazio. È un prezzo alto, ma è stato necessario per mantenere l’indipendenza e la coerenza di Plastic Free.

Non siamo un partito politico, non dobbiamo raccogliere voti. Questo ci dà la libertà di dire ciò che pensiamo, di portare avanti la nostra battaglia contro la plastica senza compromessi. A volte mi verrebbe da espormi di più su certe ingiustizie, ma so che la nostra forza sta nel restare concentrati sull’obiettivo. E il nostro obiettivo resta uno solo: contrastare l’inquinamento da plastica.

Ogni goccia conta. Ogni minuto dedicato, ogni gesto, ogni piccolo passo ha un valore enorme: è così che migliaia di azioni diverse diventano una forza collettiva capace di cambiare davvero le cose.

Hai incontrato di recente una tecnologia o anche solo una semplice innovazione che ti ha fatto pensare: “Ecco, questo potrebbe cambiare il nostro modo di vivere”?
Credo molto nella tecnologia, ma non la considero una bacchetta magica. Senza un cambio culturale, nessuna innovazione può salvarci.

Come associazione abbiamo già investito molto nella digitalizzazione interna: ci permette di coordinare meglio i volontari, di semplificare i processi, di moltiplicare l’impatto delle azioni. In prospettiva, vedo potenziale in droni, videotrappole, robot salvamare: strumenti che potranno aiutarci a contrastare l’inciviltà e raccogliere rifiuti in mare. Ma la tecnologia è solo metà del percorso. Se non cambiamo mentalità, resterà sempre un passo indietro rispetto al problema.

C’è un suono – del mare, della città, della natura – che per te è diventato simbolo della tua missione?
Il mare di Termoli, la città in cui l’associazione è nata, è il mio punto di riferimento. Lo definisco la mia “Silicon Valley della pace”: un luogo che ti ricorda quanto la natura sappia rigenerare.

Ma se dovessi scegliere un suono simbolico di Plastic Free, sarebbe il grido dei nostri referenti. Non un grido disperato, ma un richiamo di energia e determinazione. È la voce di chi combatte ogni giorno, senza sosta e senza ritorni personali, per un futuro più pulito. È questo suono che accompagna la nostra missione.

Se potessi dire una sola frase ai volontari che ti affiancano, quale sarebbe il tuo invito per continuare a credere, proprio adesso, in questa sfida?
Ogni goccia conta. È una frase che si sente spesso, ma nel nostro caso è realtà. Plastic Free è fatta di migliaia di piccoli gesti che, messi insieme, hanno generato un impatto enorme.

Ai volontari dico grazie: il tempo che dedicate è la risorsa più preziosa che esista. Ogni minuto passato a raccogliere un rifiuto, a parlare a una classe, a organizzare un evento, ha un valore triplo perché diventa esempio, moltiplica consapevolezza, apre strade nuove. La nostra forza nasce proprio da qui: dalla somma di tanti piccoli passi che, insieme, ci portano avanti.

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